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Data:07-11-2011

Allarme per il tarlo asiatico «Sta rovinando le piante in città»


 Il tarlo asiatico è entrato in letargo, non chi lotta per contrastarlo. In metrò, sono apparsi i nuovi manifesti della campagna della Regione: «Tarlo asiatico, un pericolo per il nostro ambiente». Un appello alla popolazione, perché segnali la presenza dei fori lasciati sulle piante dal vorace coleottero, visibili soprattutto ora che gli alberi si presentano spogli. Del temibile insetto sbarcato, pare nascosto tra i Bonsai, dalla Cina e individuato per la prima volta a Parabiago nel 2000, sono stati trovati focolai nel Parco delle Cave e nel Bosco in città, divenuti un laboratorio d' interesse comunitario. Da un paio d' anni, grazie alla campagna di prevenzione, altri focolai sono stati individuati anche nel bresciano, tra Montichiari e Gussago. Il coleottero, che da adulto raggiunge dieci centimetri di lunghezza, è considerato «pericoloso», perché estremamente aggressivo, come spiega il professor Mario Colombo, entomologo dell' Università degli studi e docente di lotta biologica integrata al dipartimento DIPSA della facoltà di Agraria. «È vorace e in grado di attaccare piante sanissime. Risparmia le resinose - aggiunge Colombo - ma si nutre della gran parte di piante presenti nelle nostre città e nei nostri boschi, platani, ippocastani, faggi, e può divorano anche le piante di rose». Da undici anni al Bosco in città gli esperti monitorano i grossi coleotteri. «Lo scorso anno, 42 insetti, 56 fori. Quest' anno solo 3 insetti e 7 fori», spiega Silvio Anderloni, direttore del Centro di forestazione urbana di Italia Nostra, che ha in gestione Bosco in città. Le ordinanze per il controllo del tarlo asiatico sono categoriche: dove c' è un foro, la pianta va abbattuta. Quel foro è la porta d' uscita dalla pianta della larva ormai pronta a "sfarfallare", a trasformarsi in insetto adulto. «L' insetto femmina con le mandibole stacca leggermente la corteccia e depone le uova in una sorta di tasca - spiega l' esperto -. Una volta larva, può impiegare da uno a due anni per crescere. Scava all' interno della pianta ospite e si nutre del legno. Quando è pronto, abbandona il tronco con questo foro che rimane ben visibile. In un solo albero possono trovare ospitalità trenta larve». La Regione ha messo a disposizione un numero verde per le segnalazioni (800.318.318) e una email: asiatico@regione.lombardia.itl. Anderloni dice ancora che «al Bosco in città stiamo sperimentando un metodo di lotta attraverso il monitoraggio di tutte le specie sensibili all' attacco del tarlo e trattiamo solo queste piante con prodotti a basso impatto ambientale». Mentre al Dispa hanno scoperto un metodo di lotta biologica: «Utilizziamo una piccola vespa che si nutre delle uova del tarlo asiatico - conclude il professor Colombo -. Questa vespetta depone le sue uova all' interno dell' uovo del tarlo e lo annienta. Abbiamo studiato il modo di parassitizzare le uova dei tarli, allevato e distribuito con unità di ricerca franco americane queste piccole vespe. Nel caso di invasioni biologiche, la lotta biologica integrata ha dimostrato di avere la migliore efficacia». Paola D' Amico


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